lunedì 22 agosto 2016

ARANCE E LIMONI PER COMBATTERE OBESITA', DIABETE E MALATTIE CARDIACHE

Sapevamo già che l’alimentazione è alla base della nostra salute, insieme a una sana e moderata attività fisica. Ciò che invece ancora non era stato scoperto è che la sindrome metabolica e tutte le malattie a essa correlate potrebbero essere evitate con un consumo adeguato di arance e limoni. Gli agrumi, infatti, possono avere maggiori poteri del previsto per contrastare gli effetti dannosi dell'obesità causata da una dieta occidentale ad alto contenuto di grassi e zuccheri. I frutti non solo hanno un sacco di vitamine ma anche antiossidanti che prevengono le malattie causate da obesità. Lo studio in questione, sostiene che il succo d'arancia ha effetti benefici per le persone che non sono obese, ma hanno diete ricche di grassi, mettendole a rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, l'insulino-resistenza ed obesità addominale. La scoperta dell'Universidade Estadual Paulista in Brasile ha suggerito che l'obesità aumenta il rischio di sviluppare malattie cardiache, malattie epatiche e diabete a causa di infiammazione e stress ossidativo. Adottare  una dieta ricca di grassi provoca l'accumulo di grasso e queste cellule grasse producono una specie eccessiva reattiva dell'ossigeno che può danneggiare le cellule in un processo chiamato stress ossidativo. Il corpo di solito può combattere le molecole con gli antiossidanti, ma gli obesi hanno ampliato le cellule adipose, che può portare a livelli di specie reattive dell'ossigeno che possono sopraffare la capacità del corpo di contrastarle. Questo studio potrebbe avere un impatto enorme sulla loro capacità di curare tali  malattie. Oltre ad aiutare nel trattamento del diabete e delle malattie cardiache potrebbe disinnescare la bomba a orologeria dell’obesità. Nello specifico, il team di ricerca è riuscito a scoprire che l’esperetina (HESP) delle arance è in grado di agire per combattere patologie croniche. In special modo, se abbinata a precise dosi farmaceutiche, sembra essere in grado di ridurre il glucosio nel sangue, migliorare la salute delle arterie e la secrezione di insulina. La sostanza sembra agire aumentando una precisa proteina, la Glo1 o gliossalasi che nel corpo è in grado di inibire un derivato dello zucchero denominato methylglyoxal. Per arrivare a tali conclusioni sono state esaminate diverse persone obese e in sovrappeso con un BMI compreso tra i 25 e i 40. Ora la prossima meta è lo sviluppo di un farmaco che possa contenere questo composto. Nonostante il passo avanti sia particolarmente entusiasmante  è anche importante sottolineare che l'attività fisica, la dieta, lo stile di vita sano e i trattamenti attuali dovrebbe essere comunque rispettati.
lunedi 22  agosto 2016  
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venerdì 19 agosto 2016

LA DIETA MEDITERRANEA AIUTA IL CERVELLO A MANTENERSI GIOVANE

Che la dieta mediterranea composta principalmente di frutta e verdura, cereali integrali e legumi, potesse essere una componente essenziale per mantenere sano il corpo era già noto, ma che fosse determinante per aiutare anche il cervello, ancora non era stato spiegato. A dimostrare i meccanismi che legano la dieta mediterranea non solo per i suoi benefici sulla linea e che ne lodano le proprietà sul cervello, è uno studio condotto i ricercatori della Swinburne University of Technology di Melbourne, in Australia, che lo “Sportello dei Diritti”, associazione che da sempre ha promosso la  dieta tradizionale come naturale abitudine per vivere una vita sana e meno a rischio, ritiene molto interessante e da prendere in seria considerazione. Secondo la ricerca in questione, uno stile alimentare di tipo mediterraneo sarebbe in grado di agire sulla memoria a lungo termine, le funzioni esecutive e le costruzioni visive. «Come mai vi è un maggiore legame tra la dieta mediterranea e il rallentamento del declino cognitivo? Perché la dieta mediterranea offre l’opportunità di cambiare alcuni dei fattori-rischio che contribuiscono allo sviluppo delle malattie neurodegenerative», spiega il professore leader dello studio Roy Hardman.«Ridurre l’infiammazione, per esempio, aumentare i micronutrienti, migliorare l’apporto di vitamine e minerali, cambiare il profilo dei grassi attraverso il consumo d’olio d’oliva come fonte principale di grassi alimentari; mantenere un peso regolare e potenzialmente ridurre un problema di obesità, migliorare il livello di polifenoli nel sangue e l’energia metabolica delle cellule, cambiando anche il microbiota intestinale, anche se quest’ultimo fattore non è stato ancora esaminato nel dettaglio». Secondo il dottor Hardman, inoltre, il risultato più sorprendente della ricerca riguarda gli effetti sul peso che possono essere riscontrati a livello globale, in diversi Paesi e culture. «Consigliamo a tutte le persone del mondo di cercare di seguire con rigore questa alimentazione, o di cambiare dieta se ancora non lo hanno fatto. E questo vale anche per gli individui di un’età avanzata», ha continuato l’esperto. Oltre all’olio extravergine d’oliva, la dieta mediterranea si basa sull’abbondante consumo di verdure e frutta fresca, semi, noci e frutta secca, con una quantità ridotta al minimo di carni, soprattutto quelle rosse. I risultati sono stati pubblicati nella rivista scientifica Frontiers in Nutrition. Dunque, via libera a cereali, frutta, verdura, frutta secca, olio di oliva, pesce e pollame. Ed andiamoci piano con carni rosse e concedersi, moderatamente, qualche bicchiere di vino rosso. Il tutto condito con un minimo di attività fisica. Dietro questa semplice ricetta di uno stile sano di vita ci sarebbe il segreto per la linea e la memoria. La dieta mediterranea è ben nota per essere una dieta sana, ed è associata alla longevità, al benessere, ad una minore incidenza di cancro e malattie cardiovascolari. E questo è molto importante, perché la gente può scegliere di seguire questo tipo di dieta per prevenire o ripristinare la propria salute.
venerdi 19 agosto 2016  
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domenica 14 agosto 2016

L'ORMONE DELL'AMORE PER COMBATTERE L'AUTISMO

L'autismo passa dall’ossitocina. Secondo uno studio dell'Università australiana di Sydney una spruzzatina nel naso di questo ormone dell’amore potrebbe diventare un innovativo e nuovo trattamento per l'autismo che ha già dimostrato aumentati livelli di reattività e consapevolezza da pazienti che si sono sottoposti ai trial clinici. Lo studio è stato condotto su bambini: tra le proprietà di questi ormoni è stata riscontrata quella di permettere agli individui con autismo di socializzare dimostrando di avere risultati incredibili. In questo senso, questo spray nasale potrebbe diventare un ottimo alleato contro l’autismo. L’ormone ossitocina ha diversi usi terapeutici e viene utilizzato per il trattamento di patologie complesse come l’autismo, appunto, ed al controllo del metabolismo dei grassi. La ricerca coordinata dal professor Adam Guastella ha evidenziato che l’ossitocina è in grado di migliorare la reattività e consapevolezza delle informazioni sociali importanti in un rapporto. Inoltre, secondo uno studio dell’Harvard Medical Shool di Boston una spruzzatina nel naso di questo ormone aiuterebbe a migliorare il metabolismo e a ridurre il consumo di calorie, oltre ad essere utile per trattare l'ansia e altre condizioni neurologiche. Il professor Guastella ha dichiarato, il farmaco potrebbe essere messo in commercio per le persone con autismo entro i prossimi cinque anni. L'autismo è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato dalla compromissione dell'interazione sociale e da deficit della comunicazione verbale e non verbale che provoca ristrettezza d'interessi e comportamenti ripetitivi. I genitori di solito notano i primi segni entro i due anni di vita del bambino e la diagnosi certa spesso può essere fatta entro i trenta mesi di vita. Attualmente risultano ancora sconosciute le cause di tale manifestazione, divise tra cause neurobiologiche costituzionali e psicoambientali acquisite. Più precisamente, data la varietà di sintomatologie e la complessità nel fornirne una definizione clinica coerente e unitaria, è recentemente invalso l'uso di parlare più correttamente di Disturbi dello Spettro Autistico (DSA o, in inglese, ASD, Autistic Spectrum Disorders), comprendendo tutta una serie di patologie o sindromi aventi come denominatore comune le suddette caratteristiche comportamentali, sebbene a vari gradi o livelli di intensità. In Italia sono 100mila i bambini e gli adolescenti che sono affetti da autismo. Ne soffre un bambino ogni 100 e i maschi sono i più colpiti: 4 volte più delle femmine, senza differenza tra le varie etnie e condizioni sociali.
domenica 14 agosto 2016
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venerdì 12 agosto 2016

USA PROMUOVE CLASS ACTION CONTRO POKEMON GO

Problemi legali per Pokemon Go. Dopo tanta popolarità con oltre 100 milioni di download con incassi stratosferici, stimati in circa 10 milioni di dollari al giorno, è notizia di questi giorni l’attivazione di class action negli Stati Uniti ed in Canada contro i produttori di Pokemon Go da parte di alcuni proprietari di case e terreni, i quali hanno deciso di promuovere questa azione civile stanchi di vedere a tutte le ore i propri giardini circondati dagli appassionati del gioco che, in più occasioni, avrebbero anche violato la proprietà, contenente appunto un Pokestop, per catturare gli animaletti. Secondo i proprietari, un numero sempre più crescente di sconosciuti, infatti, chiedeva di accedere alle loro proprietà per andare alla ricerca dei Pokemon e, di conseguenza, gli stessi hanno deciso di lanciare le class action rivolte contro Niantic, The Pokemon Company e Nintendo, le quali attraverso il gioco, secondo le motivazioni delle citazioni, spingerebbero gli utenti a commettere azioni che, altrimenti, non farebbero mai.  Pokémon Go è un videogioco di tipo free-to-play basato su realtà aumentata geolocalizzata con GPS, sviluppato da Niantic per i sistemi operativi mobili iOS e Android, creato con la collaborazione di Game Freak, The Pokémon Company e Nintendo. Il gioco è compatibile con una periferica Bluetooth denominata Pokémon Go Plus, dispositivo progettato e realizzato da Nintendo. All'inizio del gioco viene consegnato un Pokémon iniziale tra Bulbasaur, Charmander e Squirtle. Il protagonista può incontrare e catturare Pokémon selvatici o affrontarli all'interno di palestre. È possibile ottenere Poké Ball e altri strumenti utilizzando le monete del gioco, che possono essere acquistate all'interno dell'applicazione. L'idea originale del gioco risale al 2014 quando il presidente di Nintendo Satoru Iwata e Tsunekazu Ishihara, all'epoca a capo della The Pokémon Company, in collaborazione con Google hanno realizzato un pesce d'aprile dal nome Pokémon Challenge che consisteva nella ricerca dei Pokémon all'interno del servizio Google Maps.Ishihara si è accorto che combinando l'esperienza maturata nel progetto Pokémon Challenge con le potenzialità di Ingress, un gioco di realtà aumentata sviluppato da Niantic di cui lui e la moglie erano fan, era possibile realizzare un nuovo prodotto.Niantic ha utilizzato i dati di Ingress come base per determinare i luoghi dove collocare i PokéStop e le palestre che compaiono nel videogioco.Nel settembre 2015 Ishihara, diventato nel frattempo presidente di Nintendo, ha dedicato il discorso per il lancio del gioco al suo predecessore Iwata, morto due mesi prima.La colonna sonora del gioco è stata scritta da Junichi Masuda, lo storico compositore della serie Pokémon, che ha anche in parte supervisionato il design del gioco.Tra i designer della parte grafica del gioco è da ricordare Dennis Hwang, che in passato ha lavorato con Google e ha creato il logo di Gmail. Diversi milioni di utenti sono “impazziti” per acchiappare i mostriciattoli rappresentando anche una nuova minaccia alla sicurezza stradale mettendo a rischio la propria incolumità e quella altrui.  
venerdi 12 agosto 2016  
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sabato 23 luglio 2016

UN MILIONE DI ITALIANI SCAPPATI DAL BELPAESE NEGLI ULTIMI 10 ANNI

Se la matematica ed i numeri non sono un’opinione il Rapporto del Centro studi ImpresaLavoro, realizzata su elaborazione di dati Eurostat non lascia spazio a dubbi: la crisi inverte i flussi migratori e l’Italia da Paese dell’immigrazione sta diventando Paese non più attrattivo e addirittura d’emigrazione. Lo sostiene lo “Sportello dei Diritti”, nel commentare lo studio statistico che rappresenta una fotografia sui movimenti migratori in uscita dall'Italia nel decennio compreso tra il 2005 e il 2014. Negli ultimi dieci anni gli italiani emigrati all’estero sono stati complessivamente 896.510, di cui 136.328 soltanto nel 2014 (+8,42% rispetto all’anno precedente): una cifra più che raddoppiata rispetto ai 65.029 connazionali che avevano lasciato il Paese nel 2005. È il dato principale che emerge da una analisi del Centro studi ImpresaLavoro, realizzata su elaborazione di dati Eurostat. Nel periodo 2005-2014 ben 114.341 connazionali si sono trasferiti in Germania (17.236 nel 2014, +25,74% rispetto all’anno precedente), 84.955 nel Regno Unito (14.991 nel 2014, +6,65% rispetto all’anno precedente), 62.902 in Francia (10.334 nel 2014, +8,62% rispetto all’anno precedente), 73.613 in Svizzera (11.051 nel 2014, +4,88% rispetto all’anno precedente) e 39.687 in Spagna (4.701 nel 2014, +3,61% rispetto all’ anno precedente). Nello stesso periodo di tempo 44.528 nostri connazionali hanno invece preferito stabilirsi negli Stati Uniti (5.951 nel 2014), 19.305 in Cina inclusa Hong Kong (2.944 nel 2014), 11.510 in Australia (1.873 nel 2014) e 9.479 in Canada (1.307 nel 2014). A trasferirsi all’estero nel 2014 sono stati soprattutto giovani tra i 15 e i 34 anni: in tutto 51.906, con un incremento del 10,33% rispetto al 2013 e in numero più che raddoppiato rispetto al 2005 (quando erano stati 24.832). Le loro mete preferite sono state il Regno Unito (7.675 emigrati, +4,65% rispetto al 2013), la Germania (7.453, +27,49%), la Svizzera (4.242, +8,08%) e la Francia (3.714, +3.80%) e gli Stati Uniti (2.162, +10,48%). Alla luce dei dati fin qui elencati, cresce costantemente negli ultimi anni il numero degli emigrati italiani e quel che preoccupa è l’elevato numero di giovani che scelgono di costruirsi un futuro lontano dal nostro Paese. Negli ultimi dieci anni il numero di italiani under 35 che cercano fortuna altrove è più che raddoppiato: è certamente un segno di un mondo sempre più globale ma anche e soprattutto di un Paese che non riesce a rappresentare un’opportunità per crescere e realizzarsi.
sabato 23 luglio 2016
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venerdì 15 luglio 2016

IL LUPPOLO PROTEGGE LE DONNE DAL CANCRO AL SENO

Il luppolo ha proprietà protettive contro il cancro al seno. I risultati dello studio, di una ricerca dell’Università di Chicago,  sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Chemical Research in Toxycology. La pianta contiene infatti l’opeina, conosciuta anche con il nome di 8-prenilnaringenina, che è un fitoestrogeno molto potente. Per essere efficace, però, si deve assumere come integratore alimentare, quindi in capsule. La ricerca in qualche modo è partita al contrario. Da tempo l’opeina è utilizzata contro il nervosismo, i disturbi del sonno, per stimolare l’appetito o ancora per combattere le vampate di calore tipiche della menopausa. Queste capacità della pianta sono state confermate da diversi studi clinici, tanto che l’utilizzo del luppolo per la cura di questi problemi è universalmente riconosciuto, grazie all’azione sedativa esercitata dal lupulone e dall’umulone contenuti nel luppolo. I ricercatori americani volevano capire se questa sostanza fosse un fattore di rischio per il tumore al seno, perché la terapia ormonale sostitutiva in alcuni casi è ritenuta un fattore di rischio. I ricercatori hanno applicato l'estratto del luppolo a due diverse linee di cellule del seno per monitorare l'effetto sul metabolismo degli estrogeni delle cellule. Le loro ricerche però hanno dimostrato esattamente il contrario. Secondo i loro risultati il luppolo ha un effetto protettore e diminuisce il rischio di sviluppare il cancro al seno, poichè lo stesso processo potrebbe attivare le sostanze chimiche che impediscono i tumori in via di sviluppo. Secondo il professor Bolton, a capo del team di scienziati, la ricerca ha dimostrato che il luppolo sarebbe particolarmente efficace per tenere lontano il cancro al seno nelle donne sottoposte a trattamento ormonale sostitutivo (HRT) durante la menopausa.
venerdi 15  luglio   2016
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lunedì 11 luglio 2016

DAL MELOGRANO L'ELISIR DI LUNGA VITA

I ricercatori del Politecnico federale di Losanna (EPFL) hanno scoperto che una molecola del melograno, trasformata dall'intestino, permette di lottare efficacemente contro la senescenza muscolare. I risultati sono definiti "spettacolari". Lo studio è stato pubblicato da "Nature Medicine". Con l'invecchiamento, i mitocondri delle cellule, che funzionano come generatori in miniatura di energia, perdono progressivamente la loro efficacia. Il loro cattivo funzionamento si ripercuote negativamente sull'attività muscolare. Un gruppo di ricercatori dell'EPFL, fra i quali il suo ex presidente Patrick Aebischer, nonché la società Amazentis, sono all'origine di una scoperta spettacolare, afferma oggi il Politecnico in un comunicato. La scoperta è avvenuta analizzando il melograno, e più precisamente una molecola del frutto. Dopo essere stata trasformata dalla flora batterica intestinale, la molecola in questione, l'urolitina A,, è in grado di ripristinare il funzionamento dei mitocondri difettosi, affermano gli autori dello studio. Sul verme nematode C. elegans, la molecola ha prolungato la sua durata di vita di oltre il 45%. Il test è poi stato condotto sui topi e sui ratti. "I topi senior, di circa 2 anni, hanno dimostrato capacità di resistenza alla corsa superiori del 42% rispetto al gruppo di controllo". Il fatto che due specie estremamente lontane una dall'altra reagiscano in modo analogo alla medesima sostanza "dimostra che si tratta di un meccanismo essenziale alla vita", sottolinea il co-autore dello studio Johan Auwerx, citato nel comunicato. È dunque molto probabile che il meccanismo funzioni anche per l'uomo. L'urolitina A non è direttamente contenuta dal melograno, ma si tratta di un precursore le cui concentrazioni dipendono dalla flora intestinale di ogni singolo individuo, umano o animale, sottolineano i ricercatori. Lo studio ritiene che l'approccio nutrizionale costituisca una "quasi rivoluzione", o perlomeno "un vero e proprio cambiamento di paradigma scientifico": aiutando il corpo a rigenerarsi da solo, "l'urolitina A potrebbe riuscire là dove i candidati dei gruppi farmaceutici hanno fallito". L'approccio nutrizionale, il cui obiettivo è di curare o prevenire patologie per mezzo di nutrimenti "migliorati", è al centro delle attuali strategie dei grandi gruppi industriali e farmaceutici.
lunedi 11  luglio   2016
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